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Assemblea Nazionale 21-22 Maggio 2010

Di seguito i documenti programmatici che saranno discussi nell’Assemblea Nazionale del 21-22 Maggio. Inoltre il testo con le proposte di modifica statutaria, approvate all’unanimità dalla Commissione Statuto, che dovranno essere esaminate dall’Assemblea Nazionale. Il documento programmatico sull’Europa sarà inviato domani mattina.

Cordiali saluti
Partito Democratico – Organizzazione

03 CONVOCAZIONE  Assemblea Nazionale.pdf 03 CONVOCAZIONE Assemblea Nazionale.pdf
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Giustizia.pdf Giustizia.pdf
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Green Economy.pdf Green Economy.pdf
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Istituzioni_.pdf Istituzioni_.pdf
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Lavoro.pdf Lavoro.pdf
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Universita e Ricerca.pdf Universita e Ricerca.pdf
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0519 proposte modifica statutaria.pdf 0519 proposte modifica statutaria.pdf
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2 comments to Assemblea Nazionale 21-22 Maggio 2010

  • Lucina Di Meco

    Sulle pari opportunita sul lavoro, c’e’ un solo articolo (5), ma insomma, meglio che nulla.

    I miei commenti sono:

    1) Sulla trasformazione dell’indennità di maternità in diritto di cittadinanza e relativo finanziamento a carico della fiscalità generale: Se questo vuol dire dare l’indennita indiscriminatamente a tutte le cittadine italiane che hanno figli, si tratta di una politica demografica e non di una politica per il lavoro. Tale politica e pericolosa perche puo rappresentare una riaffermazione del ruolo puramente riproduttivo delle donne. In un paese come l’Italia, in cui gli immigrati hanno un ruolo importante nella crescita demografica del paese, i rischi sono:
    • La riaffermazione di schemi tradizionali di relazioni uomo-donna (donne a casa a fare figli, uomini fuori a lavorare) in famiglie provenienti da paesi in cui tali schemi sono ancora piu marcati che in Italia. Tale riaffermazione non solo e contraria ai principi di pari opportunita, ma e controproducente per l’integrazione.
    • Una discriminazione delle donne straniere che vivono e risiedono legalmente in Italia (ma che non sono cittadine). A queste donne bisogna pensare di applicare normative uguali a quelle per le cittadine italiane, per principi basici di equita e per evitare conflitti sociali.
    2) Sull’ introduzione di una detrazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne in nuclei famigliari con figli minori: Perfetto, sempre e quando questa detrazione rispetti i principi di proporzionalita del reddito. La detrazione percentuale, insomma, non puo essere uguale per tutti.
    3) Sull’introduzione di un contributo annuale di 3000 euro all’anno per ogni figlio fino alla maggiore età, a cominciare dalla fascia 0-3 anni: Per ragioni di equita ed in un paese con le disuguaglianze economiche e sociali dell’Italia, sarebbe meglio un contributo da calcolarsi in base ai redditi famigliari. Valgono i miei commenti sull’indennita di maternita come diritto di cittadinanza.

    4) Il congedo parentale deve essere un diritto e possibilmente un dovere sia per gli uomini che per le donne. Solo un congedo di questo tipo puo aiutare a che le donne non siano discriminate sul lavoro, come potenziali assenti per maternita. Il giorno in cui, al momento di assumere un uomo o una donna, il rischio di un’assenza per maternita/paternita sara percepito come uguale da un datore di lavoro, sara il giorno in cui le donne inizieranno ad avere un posto diverso nel mondo del lavoro e nella societa.
    5) In nessun luogo si sta parlando del differeziale di stipendio tra uomo e donna. Non si tratta solo di contrattare donne, ma di permettere loro di fare carriera e ricevere aumenti di stipendio, cosi come gli uomini. Se si pensa a crediti di imposta per l’occupazione femminile, questi crediti devono esistere anche per l’occupazione a livello senior, perche le donne spesso lavorano, ma non lavorano quasi mai in posizioni con potere decisionale

    Che ne dite?

  • Luca Boccardi

    Condivido tutte le osservazioni di Lucina in merito alle pari opportunità.

    Per ciò che riguarda il settore Giustizia nazionale, che mi sta particolarmente a cuore perchè a mio avviso dal suo discredito nasce la eccessiva tolleranza dei cittadini verso il malaffare, ho due osservazioni volte a consolidare il potere ma nel contempo ad aumentare le responsabilità della Magistratura nel conseguimento della sentenza:

    1) Laddove nel punto A) La Giustizia Civile si parla del modo di abbreviare i tempi processuali nel documento programmatico si dice: “occorre assicurare garanzie attuative del c.d. “calendario di processo” con un regime di preclusioni e decadenze che sanzionino adeguatamente l’inattività o la violazione dell’obbligo di tempestività e diligenza di tutti i soggetti processuali”.
    La formulazione appare debole e facilmente eludibile: è sufficiente inserire nuovi passi procedurali formali per ottenere dilazioni dei tempi e diradamento degli adempimenti.
    Ci sembra necessario ed inevitabile investire la Magistratura dell’onere dell’organizzazione procedurale con una formulazione del tipo: “occorre introdurre il principio di responsabilità anche temporale del Magistrato sia nella fase istruttoria che nella fase di giudizio, rendendolo una sorta di “Responsabile del Procedimento” e introducendo il vincolo temporale nel corso del quale ciascuna fase deve essere completata, eventualmente aumentandone i poteri nei confronti degli altri attori del procedimento come uscieri, personale di segreteria e burocrazia.”
    La riforma insomma non dovrebbe togliere ai Magistrati il potere di indagine come chiede Berlusconi, ma dovrebbe invece aumentarne le responsabilità relative ai tempi ed all’affidabilità del giudizio.

    2) Nel punto B) relativo all’organizzazione si dice “Allo stesso tempo si dovrà procedere verso l’incremento di risorse strumentali ed umane, attualmente del tutto insufficienti e sproporzionate rispetto ai carichi di lavoro degli uffici” bisogna a nostro avviso partire dal dato di fatto che secondo il Commissario Europeo il nostro Paese è il 14° del mondo in quanto a costo per abitante del settore giustizia (davanti a Paesi quali Francia e Spagna) ed è solo il 165° su 188 in quanto ad efficacia (dietro a Paesi quali lo Zambia).
    Si osserva che tale dato si inverte se si considerano altri settori della spesa pubblica come la sanità e l’istruzione, nei quali il nostro Paese, a fronte di una spesa pro-capite generalmente inferiore a quella dei Paesi occidentali sviluppati, raggiunge risultati di prima fascia.
    Ciò lascia pensare che, anziché incrementare le risorse, bisogna intervenire sull’organizzazione razionale delle risorse esistenti in quanto sembrerebbe che le procedure attualmente in essere non siano finalizzate al raggiungimento del risultato ma siano negativamente condizionate da altri interessi. Di questa riorganizzazione andrebbe investito un personaggio forte e determinato (l’ideale, data la sua provenienza, nell’ambito del nostro schieramento potrebbe essere Di Pietro) per la carica di Guardasigilli con il mandato di riformare drasticamente i procedimenti e “costringere” l’apparato a funzionare.

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