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admin

Primo Maggio, dove e' la festa?

Lucina di Meco prendendo spunto da questo articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica online, ci chiede cosa ne pensiamo. Commenta l’articolo, oppure partecipa alla discussione su Facebook

Primo maggio, dov’è la festa? di Ilvo Diamanti
SI E’ APERTA una stagione senza feste civili. Dove i riti della memoria, che danno senso e identità alla nostra Repubblica, vengono guardati  -  e trattati  -  con insofferenza e indifferenza, da una parte del paese.
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SIMONE CAVALLARO: Penso che Diamanti, da attento osservatore qual’e', abbia di nuovo colto appieno cio’ che avviene in Italia.E’ un paese oramai schizofrenico dove la sua rappresentazione (che avviene quotidianamente attraverso gli schermi televisivi) e’ totalmente diversa dalla realta’ che ognuno si trova a vivere. Quello che questo governo e questa maggioranza sta creando mi sembra ovvio. Crea una percezione unificata – quella delle TV – incui si cancellano quei valori storici del Paese (lavoro, solidarieta’, senso dello stato, ecc) che tengono unita una popolazione. Purtroppo, l’onda mediatica ha effetti devastanti perche’ da un lato crea una percezione condivisa che non riflette la realta’, ma che ha la sua forza proprio nella condivisione, rendendo reale, cio’ che reale non e’. Al contrario, l’esperienza quotidiana di ciascuno, proprio perche’ individuale, si annacqua e perde di efficacia. Cosi’ accade che la festa della Liberazione si trasforma in festa della Liberta’ e nessuno se ne accorge; accade che la Festa del Lavoro rimane una consuetudine senza che si venga a parlare del suo oggetto, il lavoro, appunto, che in Italia e’, a mio avviso, il problema piu’ urgente (lo era ancor prima della crisi economica).  Tutto sembra perdere di significato, inserito in contenitori, ognuno con una etichetta diversa, che contengono tutti il medesimo vuoto.

Scusate se mi sono dilungato ;-)

SILVIA MINGUZZI Condivido in pieno. La cosa che sempre di piu’ mi lascia di stucco e’ questa: posso ancora capire che sia facile, per esempio, raccontare cosa succede all’Aquila tramite le televisioni e coloro che non vivono quella situazione si lasciano “abbindolare” (passatemi il termine) perche’ non conoscono la realta’ dei fatti. Ma come e’ possibile che si creda alla bugia “l’Italia sta bene” quando si vive in una condizione peggiore, che peggiora ogni settimana, ormai da 15 anni a questa parte? Cioe’ o e’ vero che gli Italiani non hanno piu’ contratti decenti, e talvolta contratti in genere, che le loro buste paga sono le stesse da anni, che hanno problemi a comprare casa, ma ultimamente anche a comprare un divano o un frigorifero…e allora come fai a credere alla TV. Oppure e’vero che gli Italiani hanno questo senso innato per l’autocommiserazione, ma che poi in fondo si sta meglio che in molti altri posti.
Io devo dire che su questo punto rifletto ancora tanto. Direi che la “lamentela” fa parte della nostra cultura cosi’ come poi pero’ sopportiamo anche tutto con un senso di impotenza che non condivido. Sono andata fuori tema?

Un ultimo appunto sulle feste del 25 Aprile e 1 Maggio va detto. Si dice sempre “Cerchiamo di trovare una voce unica in queste giornate di Unificazione Nazionale”, e poi a quelli del PDL che partecipano gli tirano la roba (vedi Polverini, che poi hanno pure beccato Zingaretti, poraccio!) o gli gridano le peggio cose (Letizia Moratti).  Come se ne esce?

3 comments to Primo Maggio, dove e’ la festa?

  • Lucina Di Meco

    Ho letto con infinita tristezza i risultati della ricerca su giovani e lavoro pubblicata dall’Università d’Urbino in occasione del primo maggio (http://www.repubblica.it/politica/2010/05/01/news/mappe_1_maggio-3740751/)e riportata da Diamanti in questo articolo.
    Secondo la ricerca, alla domanda “Qual è l’aspetto più importante nel lavoro?”, la maggioranza relativa (45.5%) dei giovani intervistati d’ età dai 15 ai 17 anni, ha risposto: “la garanzia del postio fisso”. Solo il 34% ha menzionato “possibilità di carriera”, il 18% “vicinanza ai propri interessi o agli studi fatti” e il 5.2% l’utlità sociale. Lette dagli Stati Uniti, queste cifre mi sembrano allucinanti.
    Innanzitutto, mi sembra strano che in Italia non ci si rassegni ancora a che il posto fisso non tornera più: ragazzi, per favore, facciamocene una ragione. Ancora peggio, mi lascia perplessa che ragazzi e ragazze che dovrebbero sognare a come cambiare il paese ed il mondo, come affermarsi professionalmente in ciò che piu piace loro, non dianoi a queste cose nessuna (o quasi ) importanza.
    Per carita, io magari ero un’illusa quando aveto 15 anni, visto che pensavo di voler cambiare il mondo e fare una carriera internazionale. Infatti, sono dovuta emigrare dall’Italia anni fa per realizzare questi sogni. D’altro canto, però, è un’illusione pensare che non sia importante che il proprio lavoro piaccia, faccia sentire realizzati e magari anche un po’ utili. Questa ricerca mi sembra confermare una volta più che in Italia i principi di meritocrazia e progresso non solo non esistono nella realtà, ma sono anche scomparsi dai sogni dei cittadini, persino dei giovanissimi.
    E sono stabnno scomparendo naturalmente anche dal lessico della sinistra, che sempre di piu, in Italia ed in Europa, ha abbandonato il sogno di guidare il progresso ed è diventata invece una forza conservatrice, incapace di pensare ad un futuro migliore del passato, in cui i cittadini possano cercare di raggiungere non solo il posto fisso, ma magari, come qui negli Stati Uniti, una certa felicita.
    Insomma, l’ Italia è diventata un paese gerocrata non solo nelle pratiche, ma anche nell’animo.

  • Gabriele

    Il fatto che la maggior parte dei ragazzi vogliano la sicurezza del posto di lavoro fisso non mi pare una degenerazione. E anche qui negli USA, direi che dai metalmeccanici ai dipendenti statali ai dipendenti di contea e municipalita’ , agli insegnanti, ai poliziotti, ai pompieri, e qui mi fermo, quello della sicurezza del posto di lavoro e’ una ‘pretesa’ piuttosto comune.
    I mutui come li paghiamo, un mese si’ e uno no ? I figli come li alimentiamo, a giorni alterni ?
    Mi pare che la costanza di reddito sia un presupposto per poter fare programmi e potersi permettere famiglia, casa, figli, liberta’ personale.
    Anch’io sono emigrato ( nell’86 ) ma non rincorrendo il sogno magnifico e progressivo del precariato, per quanto meritocratico.

  • Lucina Di Meco

    Ciao Gabriele,
    Capisco il tuo punto di vista ma secondo me una cosa e pensare al posto fisso come unico obiettivo a trent’anni, con mutui da pagare e figli da mantenere. Certo, con questi impegni non tutti si possono permettere di scegliere e sognare un lavoro che piaccia o realizzi.
    Un’altra cosa e pensare al posto fisso come unico fattore importante nella scelta della propria carriera professionale a 15 anni, perche questo e un pensiero che condanna i ragazzi a non cercare nemmeno di ottenere una serie di lavori a cui potrebbero tranquillamente ambire. A cui avrebbero diritto, anzi, se l’Italia fosse un paese meritocratico e se questi posti non venissero concessi in virtu di conoscenze, amicizie e favori. Che ragazzi italiani di 15 anni abbiano smesso anche di sperare di poter fare qualcosa che piaccia, qualcosa di utile, qualcosa che faccia anche guadagnare bene, per sperare invece di fare una cosa qualsiasi, purche con uno stipendio protetto, a me fa tristezza. Non solo perche e una speranza che in buona parte verra delusa, ma perche porta ad accettare la mancanza di trasparenza, etica e efficienza del mercato del lavoro in Italia. Saro anche un’idealista, ma pensa che io ho oltre 30 anni e non questo status quo non lo accetto ancora.
    Buona serata,
    Lucina

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