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La mitologia del FARE è l’anticamera della fine della democrazia. Il dopo-terremoto di Bertolaso insegna

Autore: Urbinati, Nadia
Da La Repubblica, 17 febbraio 2010
I poteri assoluti hanno sempre prodotto effetti contrari a quelli promessi o desiderati. Sono falliti e falliscono per una ragione endogena, connaturata cioè alla loro stessa natura: la centralizzazione delle decisioni e delle responsabilità in una persona si traduce invariabilmente nell’impossibilità di prendere buone decisioni e, soprattutto, decisioni oneste.
Perché il piú onesto ed efficiente dei capi non può sopperire a un limite umano: l’impossibilità di sapere, prevedere e comprendere tutto e quindi prendere decisioni su uomini e cose che siano sagge.
Questo nel migliore dei casi; nel caso appunto che le cattive decisioni siano l’esito di un errore non intenzionale da parte di chi tiene in mano la catena del comando e non può umanamente controllare che tutti gli anelli siano integri. Non è necessario che ci sia intenzione malevola. Questo dimostra il vulnus insito nell’idea che la celerità di decisione richieda centralizzazione e potere discrezionale assoluto, o al di sopra della legge.Il liberalismo e il costituzionalismo sono nati non a caso nella fucina della critica dei poteri assoluti che incrostavano la società e lo stato dell’antico regime. E il perno della loro critica, vincente è stato proprio questo: le decisioni su questioni complesse come quelle pubbliche hanno la possibilità di essere migliori quando sono prese da un gruppo più o meno ampio, un collettivo, secondo regole che tutti conoscono e che, soprattutto, demandano ad altri il controllo e il monitoraggio. I controllori non possono essere anche autori. La risposta più radicale alle forme monocratiche di decisione è stata appunto la divisione dei poteri e delle funzioni. Se la gerarchia delle responsabilità serve a creare un team che opera celermente e bene è tuttavia su un sistema di controllo autonomo che riposa la possibilità di contare su buone decisioni.
Questa vecchia regola è sempre nuova, e vale anche per la governance della Protezione civile o per qualunque organismo decisionale che si avvale di competenze diverse e soprattutto usa risorse pubbliche. Su questa base, assai semplice e intuitiva, si regge la possibilità di portare a termine decisioni che siano dettate da efficienza, competenza e trasparenza. La velocizzazione e l’efficienza delle decisioni non ha proprio nulla a che fare con le scorciatoie; mentre la trasparenza è una componente dell’efficienza e della competenza.
In questi anni di propaganda dell’emergenza si è fatto credere (chi ci governa ci ha fatto credere) che la politica sia la causa delle lentezze e della corruzione.
Ma la politica dell’anti-politica ha generato una sottocultura dell’efficienza fittizia, quella fasulla celerità che pare venire naturalmente quando le regole e la giustizia sono aggirate. La politica dell’anti-politica si è tradotta nel mettere in moto un sistema arbitrario di decisori assoluti, un collage di zone d’ombra dove i radar della legge sono ciechi. Così sono nate agenzie cesaristiche e opere faraoniche. Così si è radicato l’aziendalismo nelle politiche pubbliche, un «fare» che fa capo non alla legge e alle regole ma a un uomo politico-imprenditore e ai suoi uomini di fiducia.
Questa è la logica cesaristica del «fare», la propaganda dell’emergenza finalizzata a creare zone franche dove a decidere del lecito e dell’illecito è la discrezione del facitore. Ma è più di questo, poiché per mantenere zone franche è necessario che si interrompa l’informazione e la partecipazione, che si blocchi la democrazia. Nel libro Potere assoluto. La protezione civile al tempo di Bertolaso, Manuele Bonaccorsi descrive così la vita nei campi post-terremoto all’Aquila: «I campi sono diventati subito campi militari, dove era impedito ai cittadini di riunirsi e discutere,» e questo per consentire di tenere tutto rigorosamente segreto, fuori dell’occhio del pubblico. La logica dell’emergenza non può che essere antidemocratica perché antipolitica: l’esito, come vediamo in questi giorni, non è efficienza ma spreco e malaffare.

2 comments to La mitologia del FARE è l’anticamera della fine della democrazia. Il dopo-terremoto di Bertolaso insegna

  • luca boccardi

    Sono d’accordo completamente con Nadia Urbinati sull’analisi delle motivazioni illecite di tutta o di gran parte della cricca della Protezione Civile SpA. Con la scusa dell’urgenza si bypassano i controlli e si cerca di massimizzare gli utili e di favorire gli amici.

    Però faccio osservare un altro aspetto che forse in casa nostra (PD) non è sufficientemente considerato. In Italia la legge dei lavori pubblici è talmente complessa e di difficile applicazione che molto spesso i Governi (tutti) sono costretti ad aggirarla per poter realizzare le opere.
    Nel caso di alcuni tra i più importanti lavori dell’ultimo ventennio si è ricorso alla “concessione” (ad esempio con l’Alta Velocità e con Malpensa), istituto che elimina di fatto la concorrenza ed aumenta i costi delle opere.
    l’Amministrazione poi è sempre ostativa e la legalità è quasi sempre una chimera irragiungibile anche per chi voglia fare gli interventi più semplici (ve lo posso assicurare avendo eseguito numerosi interventi di piccola edilizia a Roma). Le regole vengono spesso rispettate con una certa approssimazione ed il controllore si giova della loro complessità, pretendendo a volte mazzette per chiudere un occhio.
    Questo stato di fatto la cui responsabilità è attribuibile interamente all’Amministrazione Pubblica, ottiene due effetti devastanti:
    1) inibisce l’attività imprenditoriale delle persone meno disposte ad imbrogliare, lasciando il mercato ai peggiori.
    2) ingenera nell’opinione pubblica la mentalità che alla fine giustifica quelli che, come il nostro Premier, l’illegalità non la subiscono ma la sfruttano a loro vantaggio.

    Per questo trovo molto importante che il nostro Circolo, esprimendo la sacrosanta deplorazione per ciò che il Governo sta cercando di fare, indichi con forza al Partito che la strada per combattere tutto ciò comincia con la responsabilizzazione e la efficientizzazione della pubblica Amministrazione.

    Questa battaglia, perchè di battaglia si tratta, è impopolare in quanto colpisce alcuni privilegi e poteri molto ben consolidati distribuendo i vantaggi sui cittadini comuni, ma darebbe un seguito benefico all’azione intrapresa con un certo successo ormai 15 anni fa da Bassanini nel primo governo Prodi.
    Ricordo che per un certo periodo in Italia ci si giovò degli effetti positivi di alcune disposizioni come l’obbligo di risposta e l’istituzione del “responsabile del procedimento”, ma che negli anni successivi gli anticorpi del potere burocratico annullarono i benefici e Bassanini guarda caso non venne riconfermato ed ora si trova in Francia come consulente per il pubblico impiego del governo di Sarkozy.
    Luca Boccardi lucaboccardi@ahoo.it

  • Bellissimo articolo Luca concordo sulla sottile e pregnante analisi.
    Ci sentiamo su SkyPe
    Ciao
    Carmine

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